Presidente, sappiamo che altri Ordini dei medici hanno approvato delle delibere sulla pubblicità sanitaria con delle difformità evidenti tra provincia e provincia; lei pensa che questo segnale che arriva dalla Liguria sia una indicazione precisa o un auspicio?
Il nostro sforzo è stato quello di creare una collaborazione e sinergia tra le quattro Commissioni per le Medicine Complementari presenti in ogni Provincia ed attraverso una discussione ampia ed approfondita, abbiamo elaborato un documento comune per tutta la Regione. Gli Ordini provinciali, in base alla nuova evoluzione della Sanità a seguito della modifica dell’art 5 della Costituzione, dovranno sempre di più cercare di avere un comportamento omogeneo a livello regionale e quindi saranno necessari ampi coordinamenti sia a livello provinciale sia di macroaree della nazione. La Federazione ligure degli Ordini dei Medici sta operando in questo senso da almeno tre anni e, attraverso essa, abbiamo ottenuto grandi risultati che vogliamo mantenere ed ampliare con sempre più forza per tutte le tematiche di interesse sanitario e socio-sanitario.
Dott. Ferrando, è lecito ipotizzare che queste nuove norme saranno un incentivo per i giovani medici a rivolgersi alle Medicine Complementari per trovare una collocazione professionale?
Lo sforzo che la nostra Federazione compie ogni giorno serve per tutelare l’attività medica ma, soprattutto, il nostro lavoro deve servire soprattutto per colui che è al centro della sanità: il cittadino. Tutti coloro che lavorano in modo costruttivo nel mondo della sanità italiana ritengono che sia necessaria una grande serietà e approccio scientifico e culturale alla medicina globalmente intesa e che interventi critici sia sulle medicine complementari che tradizionali sono necessari per costruire una sanità buona e valida per tutti. Le Medicine Complementari possono anche rappresentare uno sbocco professionale nella misura in cui chi si avvicina a queste tecniche terapeutiche lo fa per scelta motivata , convinta e critica e si applica in modo costante e serio per apprendere principi di diagnosi e di terapia che, a volte, sono molto lontani dalla nostra cultura di base come la Medicina Tradizionale Cinese e la Medicina Ayurvedica. La conoscenza di queste medicine, ritengo, rappresenti un ampliamento culturale, un cercare di capire quanto esiste in altre parti del mondo e un approfondimento degli aspetti umani e antropologici della medicina. Studiare, conoscere e applicare queste medicine non deve sottrarre il medico ai suoi obblighi deontologici quali: ”….Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione…” (art. 4); Il medico agisce secondo il principio di efficacia delle cure nel rispetto dell’autonomia della persona tenendo conto dell’uso appropriato delle risorse (art.6); “Le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche… (art 13); “Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a trattamenti specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata informazione e acquisizione del consenso”. (Art.15). Fondamentale una Corretta informazione e consenso informato (art.33-35) come ricorda anche il documento del “Comitato Nazionale della Bioetica” del 18 marzo 2005. Colgo l’occasione per invitare tutti i Colleghi ad una rilettura del nostro Codice di deontologia Medica rivisto nel dicembre del 2006.
Presidente, lei crede che questa delibera influenzerà in qualche modo la formazione offerta dalle scuole di MNC?
Sì perché saranno costrette ad uniformare il monte ore ed a proporre dei programmi di formazione articolati ed unitari in tutta la regione, a vantaggi dei Medici perché migliorerà la formazione ed il riferimento alle 200 ore per alcune pratiche mediche, come viene proposto in Gran Bretagna, risolve l’annoso problema della durata della formazione. I medici che prescrivono MNC non devono essere chiusi dentro delle riserve, ma al pari dei loro colleghi devono prescrivere i farmaci che ritengono più opportuni per salvaguardare la salute dei loro pazienti, anche se non appartengono alla farmacopea classica, senza sottrarli a terapie certe, validate dall’EBM, per terapie incerte e senza una solida base scientifica. La responsabilità di questo atto è del singolo medico.
Proprio alla luce di queste dichiarazioni si comprende perché al medico che intende pubblicizzare la propria competenza nelle Medicina Complementari viene richiesta Certificazione di una Scuola ad orientamento clinico che attesti la formazione teorica e pratica con il superamento di un esame finale seguendo quelle che sono le direttive per la formazione medica espresse nella Comunità Europea.
Il nostro auspicio è che queste regole di pubblicità sanitaria siano il primo passo verso il chiarimento nel campo delle Medicine Complementari e un riconoscimento di quei Colleghi che , in scienza e coscienza le applicano da anni e con le quali integrano la loro pratica clinica. Il medico deve avere la possibilità di scegliere alla luce del sole e secondo Scienza e Coscienza quali sono le tecniche terapeutiche che ritiene più utili per salvaguardare e garantire la salute dei propri pazienti. Lo Stato deve garantire l'utente con delle norme chiare e precise sulla formazione dei medici che utilizzano le Medicine non Convenzionali con una legge che ne definisca le regole.



