di Gabriele Saudelli

Abbiamo perso una vera Luce. Io ho perso un vero amico.
Un amico sincero, un affetto, ormai di famiglia.
Le serate trascorse a chiacchierare di tutto. Non solo di medicina, tutta, ma anche politica sanitaria generale e locale; progetti, iniziative, la docenza a Siena; gli scambi di notizie sulle nuove ricerche scientifiche, con le intersezioni delle conoscenze. I due mondi, anzi i tre mondi, quelli della omeopatia e della medicina orientale con quello della moderna medicina non a confronto, ma a cercarne le sovrapposizioni, i punti di vista, le convergenze. Era sempre attento alle telefonate: il suo numero era unico per i pazienti, i parenti, gli amici.
E alle telefonate dei pazienti rispondeva sempre, consigliava, prescriveva, sempre con amore, sempre con una parola di affetto per ciascuno.
Era davvero un esempio per me: mi rendevo conto che con i miei pazienti cercavo di avere lo stesso approccio, paterno, protettivo; qualità che ben poche volte trovo in altri; le qualità che un medico deve avere, che una volta si insegnavano: tempo per i pazienti, per lui ogni parola era una goccia di terapia, ogni minuto era la sua medica presenza che curava.
Con tutti era gentile, anche con chi non lo meritava: era la sua forza. Non a caso era rispettato da tutti, compresi detrattori di quella medicina che propugnava. Mi manchi, Ennio. Mi mancano le nostre serate, le risate, le riflessioni.
Ciao, Ennio: hai iniziato un nuovo viaggio.




